Chissà che cosa avrà pensato Schlak Van Niekerk quando suo figlio gli portò a casa una pietra luccicante. Probabilmente nulla, perché la posò su una mensola come soprammobile. E’ il 1866, siamo in una fattoria sulle sponde del fiume Orange, in Sudafrica e sta per avere inizio uno di quegli eventi che ha la capacità di sconvolgere una intera nazione.
La pietra rimase lì a prender polvere per alcuni anni finché un vicino, Whilst Van Niekerk, con qualche rudimento di geologia, non la notò. All’inizio non credeva che fosse un diamante, ma il minerale lo interessava, così chiese a Schalk quanto voleva. L’uomo, un agricoltore di mezza età, non volle niente e gliela regalò. Per come andarono le cose, negli anni successivi si sarà mangiato le mani.
Si può dire che il figlio di Schlak, con la sua scoperta, ha dato vita alla “corsa al diamante” che cambiò per sempre il futuro del Sudafrica. La pietra rinvenuta sulle rive dell’Orange passò di mano in mano finché giunse sul tavolo di Mr. Garrads, un gioielliere londinese che stimò il valore di “Eureka”, così venne chiamata, in 500 sterline. La notizia fece in poco tempo il giro del mondo. Dall’Australia, dagli Stati Uniti e dalla vecchia Europa arrivarono frotte di cercatori che invasero le quiete praterie dell’Orange.
In questo quadro si inserisce un altro personaggio che ha fatto la storia del Sudafrica. Si chiama Cecil Rhodes. Inizia come ragazzo di bottega. Poi si mette a vendere pompe idrauliche ai minatori. I primi giacimenti vengono individuati nelle anse dei fiumi. Servono strumenti adatti per estrarre la ghiaia, setacciarla e dividere i ciottoli dalle pietre luccicanti. In poco tempo Rhodes incassa un bel gruzzolo che reinveste comprando del terreno. Nasce così la De Beers Consolidated Mines, la prima vera azienda di estrazione diamantifera. Rhodes fa un accordo con gli acquirenti di Londra. Questi si impegnano a comprare ogni anno quote prestabilite di diamanti ad un prezzo preventivamente definito. In questo modo la De Beers ha la possibilità di gestire le fluttuazioni di mercato. In poco tempo assorbe le altre miniere. Dai fiumi si passa alle “miniere a pozzo”. Vere e proprie voragini scavate nel terreno per centinaia di metri in cui migliaia di uomini si accalcano alla ricerca dei diamanti.
La più famosa e temuta è quella di Kimberly, in cui alla fine del ‘900, 300 mila uomini estraggono più di due milioni di diamanti. I crolli sono all’ordine del giorno e le condizioni di vita massacranti. Ma la speranza di trovare il “big one” spinge molti giovani neri a scendere nelle viscere della terra. Nel 1902, alla morte del suo fondatore, la De Beers ha in mano il 100% della produzione sudafricana di diamanti e il 90% di quella mondiale. Un impero che ha cambiato per sempre il volto del Sudafrica. Dove prima c’era il deserto sono nate città. Gli scarti delle miniere hanno formato colline. Le acque estratte dal sottosuolo laghi e fiumi. Tutto questo per merito o per colpa di un ragazzino che ha dato un calcio a una pietra sulle sponde di un fiume.
Tommaso Cinquemani


